Tutto perfetto

donna che fa fotoLa sala era gremita all’inverosimile. Non c’era più neanche un posto. Erano presenti le maggiori autorità e i giornalisti delle più importanti testate del settore.

– Maestro, è un grande successo, –  gli disse piano in un orecchio l’aiuto regista.

Lui, seduto al grande tavolo, si godeva il momento. Tra pochi giorni sarebbe uscito il suo ultimo film e già si parlava di “Pulister” il premio più prestigioso per un regista cinematografico. Ormai era arrivato al massimo della carriera e non poteva desiderare niente di più. Aveva tutto. Successo, soldi, fama e donne, tante donne, pronte ad esaudire ogni suo desiderio.

A un certo punto però sentì una specie di fastidio alla gola come quando si ha qualcosa di traverso. Si versò un bicchiere d’acqua. Bevve. Nel frattempo la bionda procace, protagonista del film, rispondeva alle domande dei giornalisti. Lui ne approfittò per schiarirsi la voce e fare alcuni colpetti di tosse, ma quella sensazione di occlusione e mancanza d’aria non andava via. Bevve un altro bicchiere d’acqua. «Vuoi vedere che mi sta venendo un infarto » pensò, «ma no, non è possibile, ho fatto il check-up il mese scorso, il medico mi ha detto che è tutto a posto, sarà colpa dell’aria viziata. Con tutte queste finestre chiuse …»

– Maestro, cosa ne pensa del neofuturismo? – gli chiese una giornalista con i capelli rossi, dall’ultima fila.

Nel rispondere si accorse che non riusciva a parlare bene, come se le parole facessero fatica ad uscire. Fu costretto a bere un altro po’ d’acqua e fare di nuovo dei   colpettini di tosse. Niente. Appena finito di parlare decise di allontanarsi un po’. Fece un cenno all’aiuto come a dire sostituiscimi, e si avviò verso il fondo della sala. Uscì. Fuori non c’era nessuno. L’aria era fresca. Fece un possente colpo di tosse e si sentì meglio. Fu allora che, all’altro lato della strada, vide la ragazza. La notò perché somigliava a Graziella, la sua prima fidanzata. Da quando era andato via da San Gregorio, tanti anni prima, non l’aveva più rivista. Erano stati insieme due anni, fino a quando non si era trasferito a Roma. All’inizio aveva fatto il pazzo, s’erano sentiti tutti i giorni e (quante volte!) aveva fatto interminabili viaggi di notte solo per vederla poche ore. Poi, si sa, col tempo le cose cambiano. Le telefonate erano diventate sempre  più rade e di andarla a trovare, con tutti gli impegni che aveva, non se ne parlava proprio. A un certo punto era finita. Così. Senza nemmeno dirsi addio.

Chissà perché, adesso, adesso che aveva tutto, ogni tanto, gli veniva in mente.

Intanto, la ragazza camminava spedita. Aveva un portamento dritto, vigoroso, con lo sguardo  fisso davanti a sé, come se andasse verso un posto speciale, attesa da qualcuno.

Rimase a guardarla finché non sparì dalla sua vista.

-Maestro venga, aspettano tutti lei,- disse rispettosamente una voce da dietro.

Lui si voltò piano, a malincuore, e poi si avviò verso l’ingresso della sala.

Il suo passo era lento, pesante, di uomo vecchio.

 

di Ferdinando Gaeta

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