Sono scema, io?

Da grande voglio fare la velina. Sono scema?  No, le sceme siete voi. Anzi la scema è mia sorella che fa la commessa e  lavora dalle nove di mattina alle nove di sera per 800 euro  al mese (leggi 1400 sulla busta paga e 700 in tasca, visto che l’abbonamento del tram e la colazione superano i 100 euro). Per non finire, durante la pausa per il pranzo, la moglie del principale le chiede sempre di fare qualche servizietto su da lei. Una volta che lei non c’era, anche il principale le ha chiesto di fare un servizietto. Lei si è rifiutata e lui l’ha licenziata dicendone di tutti i colori.  Il fidanzato l’ha saputo e che ha fatto? L’ha lasciata.
Sono scema, io? O sono sceme quelle che si laureano, poi fanno la specializzazione, il master, il tirocinio , il volontariato e alla fine, verso i trenta-trentacinque anni, hanno un contratto di otto mesi a 1000 euro al mese? E intanto si sono fatte vecchie…
Sono scema, io? O sono sceme quelle che si sposano, accudiscono i figli che sono la cosa più bella della vita, accudiscono i genitori che hanno fatto tanti sacrifici per loro, accudiscono il marito che lavora e porta i soldi a casa, accudiscono i nipotini perchè i poveri figli sono tanto impegnati, accudiscono gli altri pazienti quando finiscono nelle cliniche con l’Alzaimer.
Sono scema, io?
Io da grande voglio fare la velina, guadagnare un sacco di soldi, sposare uno stronzo di ricco e poi fargli le corna, tanto non cambia niente.
E le 800 euro al mese che guadagnava mia sorella, gli uomini le devono spendere in una serata solo per portarmi a cena fuori, senza parlare del resto.
Sono scema, io?

di Ferdinando Gaeta

 

foto di jiazi

 

 

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2 risposte a Sono scema, io?

  1. Annamaria Rossi Bufo scrive:

    No, scema no. Squallida si. Non è tutta colpa tua. La società in cui viviamo, con l’imperante tv berlusconiana, questo ti ha dato come messaggio. Forse neppure la scuola e la famiglia hanno saputo aiutarti. La litania da te declinata la conosciamo tutti. Dai, mettiamoci insieme e cerchiamo di cambiare le cose che hai elencato. Rimettiamole a posto dando ad ognuna il giusto valore e ad ogni lavoro la giusta ricompensa e i doverosi diritti. Vogliamo provarci?

    • Admin scrive:

      Il senso del racconto, e della sua sottile provocazione, è proprio questo. Mi fa piacere che ti abbia colpito. Credo che alla protagonista, che comunque ha tutte le ragioni per essere incavolata, farebbe un gran bene avere una persona (un’amica, una mamma, un politico serio, una nonna …) che le dicesse le parole che hai scritto tu. L’aiuterebbero a vedere la luce nella nebbia dei nostri tempi. A far sedimentare la rabbia e a far emergere l’orgoglio. L’orgoglio dei valori e dell’intelletto. Del cuore e della ragione. Quell’orgoglio che ti fa lottare contro tutto e tutti, e che alla fine ti fa sempre vincere perchè la vera vittoria è con noi stessi.
      Grazie per il tuo prezioso contributo.

      Ferdinando Gaeta

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