Quando c’erano i giornali

Una volta c’erano Carosello, topo Gigio,  le mezze stagioni e… i giornali.

Erano dei fogli di carta grandi come piazza San Pietro che per sfogliarli eri costretto ad allungare le braccia, il che era un bene perché ti faceva fare un po’ di ginnastica. In quei foglioni ci trovavi di tutto: notizie, opinioni, l’orario dei treni, le estrazioni del lotto, i necrologi… Molti non riuscivano ad iniziare bene le giornata se prima non ne compravano uno. Era una sorta di rito. Ognuno aveva il suo giornale preferito. Sì, perché  i giornali non erano tutti uguali. Un po’ come le nuvole, sempre le stesse ma sempre  diverse. A farli erano dei tipi strani che lavoravano dodici ore al giorno e andavano a letto sempre dopo mezzanotte. Di loro si sapeva poco a parte il fatto che fumavano molto e generalmente indossavano le bretelle. Alcuni però erano famosi, delle vere star. Tanto famosi che a loro volta rilasciavano interviste ad altri tipi che facevano interviste a quelli che facevano le interviste. Chi leggeva il giornale era considerato un intellettuale  anche se aveva solo la quinta elementare cosa che suscitava enorme invidia nella classe degli insegnanti, soprattutto quelli delle medie, che erano soliti screditare chi li leggeva mettendo in giro voci del tipo: “… sai, quello lì non ha voglia di fare niente, legge il giornale da mattina a sera”. E invece  i giornali erano utili. Ti davano una marcia in più. E servivano sempre. Anche dopo giorni, mesi o anni: i bambini ci facevano le barchette di carta o gli aereoplanini, i muratori i cappellini per ripararsi dal sole, i barbieri li tagliavano a pezzettini e li usavano per nettare la schiuma da barba dal rasoio, le coppiette li attaccavano ai vetri della macchina quando si appartavano, i vecchi ne facevano delle palle di cartapesta che usavano come combustibile per la stufa, qualcuno addirittura li adoperava come carta igienica e, a carnevale, finalmente diventavano una festa di coriandoli …

I giornali dicevano tutto, ma proprio tutto, perfino verità scomode. Per questo a volte i giornalisti venivano ritrovati uccisi e in alcuni casi nemmeno ritrovati.

Una volta, quando c’erano i giornali …

di  Ferdinando Gaeta

 

foto di bellerofonte996

 

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Una risposta a Quando c’erano i giornali

  1. Annamaria Rossi Bufo scrive:

    Ricordo quasi tutti gli usi, qui ricordati, che venivano fatti del giornale dopo essere stato letto. E si badi bene che non sempre era possibile permetterselo tutti i giorni. La domenica sempre, veniva il compagno a portare L’Unità a Papà, nei giorni infrasettimanali si acquistava quando c’erano avvenimenti importanti, anche perché di tempo per leggere non ce ne sarebbe stato molto con la settimana lavorativa di 48 ore. Ricordo un uso in più. Il giornale ripiegato veniva posto sotto al giubbetto, davanti al torace, per riparare dal freddo nel percorso in bicicletta per recarsi al lavoro.
    Questa era la vita negli anni 50, si aveva nei confronti dei giornali una forma di riverenza, e per chi li leggeva grande rispetto e considerazione. Aprire un dibattito su quello che è l’informazione oggi sarebbe troppo lungo. Lasciamo qualcosa per un’altra volta.

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